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POLITICA
28 giugno 2010
ULTIMA FERMATA USTICA

Alle 20:08 del 27 giugno 1980 parte dall' aeroporto di Bologna un DC9 della Itavia con 81 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio. Il velivolo è diretto a Palermo ma non ci arriverà mai. Il perché è ancora un mistero.

Non passa nemmeno un' ora dal decollo che del velivolo non si hanno più notizie, non risponde alle chiamate di Roma Controllo e nemmeno all' autorizzazione dell' aeroporto di Palermo; alle 21:55 26 DC9 viene dato per disperso.

Si sono fatte tantissime ipotesi sulle cause di questo disastro e, come nei migliori Cold Cases, ci sono dei punti che restano oscuri e inspiegabili. Si è parlato di un cedimento strutturale (l' ipotesi piú accreditata da chi vuole che si facciano meno domande possibili), di una bomba esplosa a bordo, di un missile e della collisione con un altro velivolo.

Nel corso delle indagini il mistero si infittisce: sui resti del veicolo vengono trovate tracce di esplosivi militari, nel 1991 si trovano le tracce di un altro aereo (che potrebbe essere americano) che fa ripensare all' ipotesi della collisione.

20 giorni dopo la scomparsa del DC9 sulla Sila vengono ritrovati i resti di un velivolo militare straniero abbattuto: è un MiG libico. Il ritrovamento del MiG fa sorgere dubbi sul traffico aereo della sera del 27 giugno e sul fatto che il DC9 potesse essere stato colpito per errore al posto dell' aereo dell' esrcito di Gheddafi.

Dopo anni i dubbi restano, anzi aumentano: nel 1988 Corrado Augias, durante una puntata della trasmissione "Telefono Giallo", riceve una telefonata anonima di <<un aviere in servizio a Marsala la sera dell'evento della sciagura del DC9>>.  L’ aviere anonimo riferisce che i presenti come lui, avrebbero esaminato le tracce, i dieci minuti di trasmissione di cui parlavano nella puntata, dichiarando: «noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda. [...] la verità è questa: ci fu ordinato di starci zitti>>.

In questa vicenda dai contorni oscuri si inseriscono anche suicidi sospetti come quello del Maresciallo Mario Alberto Dettori trovato impiccato il 31 marzo del 1987 in un modo definito dalla polizia "innaturale" e del Maresciallo Franco Parisi anche lui impiccatosi nel dicembre 1995, anche sulla sua morte di hanno forti dubbi di “innaturalità”: entrambi avevano a che fare con Ustica; sono i casi più palesi ma sene registrano altri 12 che potrebbero essere anch’ essi collegati alla strage.

Nel 2007 a 27 anni dalla tragedia si apre una nuova inchiesta grazie alle dichiarazioni di Francesco Cossiga che all’ epoca della strage era al comando del Governo Italiano. L’ ex Presidente dichiara che <<ad abbattere il DC9 sia stato un missile «a risonanza e non a impatto», lanciato da un aereo della Marina Militare Francese, e che furono i servizi segreti italiani a informare lui e l'allora ministro dell'Interno Amato dell'accaduto>>. Recentemente Cossiga ha rilasciato una nuova dichiarazione in merito alla strage di Ustica: lo scorso 24 maggio ha dichiarato sui maggiori quotidiani che per non essere visto dall'aereo libico con Gheddafi, un aereo francese era sotto quello italiano: partì un missile «per sbaglio, volendo colpire l'aereo del presidente libico».

Che cosa si ci deve ancora aspettare da questa storia densa di misteri, morti, segreti e depistaggi? Dopo trent' anni non ha ancora trovato la verità, e le vittime non hanno ancora trovato giustizia.

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