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26 marzo 2008
UN VOTO AL DETENUTO
 I detenuti e il diritto di voto.

Cosa dice la Legge in proposito?

La Costituzione sancisce il diritto di voto all' art 48 che dice:

"Sono elettori tutti i cittadini,
uomini e donne,
che hanno raggiunto la
maggiore età.
Il voto è personale ed
eguale, libero e segreto.
Il suo esercizio è dovere
civico.
La legge stabilisce requisiti
e modalità per
l’esercizio del diritto di
voto dei cittadini residenti
all’estero e ne assicura
l’effettività. A tale
fine è istituita una circoscrizione
Estero per
l’elezione delle Camere,
alla quale sono assegnati
seggi nel numero stabilito
da norma costituzionale
e secondo criteri
determinati dalla legge.
Il diritto di voto non
può essere limitato se
non per incapacità civile
o per effetto di sentenza
penale irrevocabile o nei
casi di indegnità morale
indicati dalla legge."

Per cui il Diritto di voto è riservato a tutti purchè maggiorenni senza restrizioni, ma il Codice penale italiano delinea una situazione differente legata alla situazione interdittiva di un detenuto, in particolare con riguardo agli artt 28 (interdizione ai pubblici uffici), 29 (casi nei quali si opera l' interdizione dell' art 28) e 32 (interdizione legale) che in particolare dicono:

Art. 28 - Interdizione dai pubblici uffici
   L'interdizione dai pubblici uffici è perpetua o temporanea.

   L'interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia
altrimenti disposto, priva il condannato:
1) del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale,
   e di ogni altro diritto politico;
2) di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico
   servizio, e della qualità ad essi inerente di pubblico ufficiale o
   d'incaricato di pubblico servizio;
3) dell'ufficio di tutore o di curatore, anche provvisorio, e di ogni altro
   ufficio attinente alla tutela o alla cura;
4) dei gradi e delle dignità accademiche, dei titoli, delle decorazioni o di
   altre pubbliche insegne onorifiche;
5) degli stipendi, delle pensioni e degli assegni che siano a carico dello
   Stato o di un altro ente pubblico;
6) di ogni diritto onorifico, inerente a qualunque degli uffici, servizi,
   gradi, o titoli e delle qualità, dignità e decorazioni indicate nei numeri
   precedenti;
7) della capacità di assumere o di acquistare qualsiasi diritto, ufficio,
   servizio, qualità, grado, titolo, dignità, decorazione e insegna onorifica,
   indicati nei numeri precedenti.

   L'interdizione temporanea priva il condannato della capacità di acquistare
o di esercitare o di godere, durante l'interdizione, i predetti diritti,
uffici, servizi, qualità, gradi, titoli e onorificenze.
   Essa non può avere una durata inferiore a un anno, ne superiore a cinque.
   La legge determina i casi nei quali l'interdizione dai pubblici uffici è
limitata ad alcuni di questi.

Art. 29 - Casi nei quali alla condanna consegue l'interdizione
          dai pubblici uffici
   La condanna all'ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non
inferiore a cinque anni importano l'interdizione perpetua del condannato dai
pubblici uffici; e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a
tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni
cinque.
   La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di
tendenza a delinquere, importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Art. 32 - Interdizione legale
   Il condannato all'ergastolo è in stato d'interdizione legale.
   La condanna all'ergastolo importa anche la decadenza dalla potestà dei
genitori.
   Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni è,
durante la pena, in stato d'interdizione legale; la condanna produce altresì,
durante la pena, la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori,
salvo che il giudice disponga altrimenti.
   Alla interdizione legale si applicano, per ciò che concerne la
disponibilità e l'amministrazione dei beni, nonchè la rappresentanza negli
atti ad esse relativi, le norme della legge civile sulla interdizione
giudiziale.

Particolare è il caso dei condannati alla pena dell' Ergastolo (art 22 c.p.) che si vedono negati dall' applicazione delle pene accessorie i sopracitati diritti e li viene sospesa perpetuamente anche la potestà genitoriale nei confronti del figlio minore.

Il quadro delineato dal Codice Penale è quindi riassumibile così:

- da 5 anni all' Ergastolo: interdizione ai pubblici uffici e legale automatica e perpetua
- da 3 a 5 anni: interdizione temporanea a pubblici uffici di 5 anni (per cui minimo la durata della
   pena) e stato di interdizione legale per tutta la durata della pena.

Una domanda sorge spontanea: cosa succedere ai detenuti che debbano scontare una pena detentiva da 15 giorni a 3 anni?
Il codice penale non fa assolutamente riferimento a questa situazione, così come non ne fanno menzione nemmeno i manuali di diritto penale e diritto penitenziario da me menzionati sicchè sono giunta alla conclusione che i condannati definitivi a una pena da 15 giorni a 3 anni siano ancora titolari del dirtto di elettorato attivo e passivo a meno che non siano stati dichiarati interdetti dal giudice in seguito a reati elettorali o con semplice decisione.

Anche coloro che detenuti sono stati e che ora non sono più poichè hanno giustamente scontato la loro pena sono, in base ai precendeti artt, privati del diritto di voto; sarebbe opportuno affrontando tale argomento quindi aprire una parentesi su alcune iniziative legate a tale ambito:
 
1)Qui vi riporto una notizia Ansa del 13\09\05 sul diritto di voto e la concretizzazione dello stesso in carcere

 "Ansa 13.09.05
 Primarie IdV, un seggio al carcere di San Vittore.
       Un seggio per le primarie di ottobre all' interno del carcere di san Vittore. La proposta è del capogruppo dell' italia Dei Valori in Consiglio comunale a Milano
       Stefano Zamponi. <<Quello del voto - commenta l' esponete dell' unione - è un diritto e dovere di tutti, garantito costituzionalmente. Perciò è giusto poter condividere
       una scelta così importante anche con quanti, perchè soggetti a misure restrittuve della libertà personale, ne hanno piena facoltà>>."

2)Vi segnalo un' iniziativa della Associazione Antigone, la quale ha presentato un Disegno Di  Legge per la modifica dell' art 28 c.p. in materia di interdizione ai pubblici uffici (allego qui sotto una recensione riassuntiva del DDL redatta dall 'Associazione e reperibile sul sito internet)


Assieme a questa proposta Antigone ha lanciato un altra iniziativa in linea con i progetti della Commissione Pisapia per la riforma del Codice Penale: entrambi i soggetti auspicano l' ABOLIZIONE DELL' ERGASTOLO sostituendolo con una pena massima di 38 anni, considerando infatti questa pena come "più vicina alla pensa capitale che alla detenzione"

Voglio concludere ricordando le parole di Cesare Beccaria sull' ergastolo che egli definiva < pena di schiavitù perpetua>.

                    Se ci fosse stato il reato di tortura...

per questa immagine si ringrazia il sito dell' Associazione Antigone




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6 marzo 2008
NUOVA RUBRICA
Da oggi in questo blog sarà presente una nuova sezione: " CONVERSAZIONI IN FORO: parlando di Giustizia, Giurisprudenza, Diritto e Legalità ".

Il primo post inaugurativo sarà on-line a breve








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